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Agenzia investigativa per separazione giudiziale – Rigetto della domanda di mantenimento avanzata dalla moglie

CORTE DI CASSAZIONE; sezione I civile; sentenza 12 aprile 2006, n. 8512; Pres. LUCCIOLI; Est. GIULIANI, P.M. CICCOLO (concl. conf.), S. (Avv. MAJO) c. F. (Avv. FLAUTI, DEBONI, DIEGO). Conferma App. Trieste 30 maggio 2002.

Separazione personale – Rigetto della domanda di mantenimento avanzata dalla moglie – Ripetibilità delle somme versate dal marito sulla base dei provvedimenti provvisori ed urgenti – Esclusione – Provvedimento presidenziale – Natura cautelare – Responsabilità processuale aggravata – Esclusione (Cod. civ., art. 156 e 2697; cod. proc. civ., artt. 96, 708; disp. att. cod. proc. civ., art. 189).

Separazione personale – Violazione dell’obbligo di fedeltà – Esborso per il compenso all’investigatore privato – Danno da risarcire – Esclusione (Cod. civ., artt. 143, 151 e 2043).

«In tema di separazione personale dei coniugi, il provvedimento presidenziale di fissazione di un assegno di mantenimento, emesso in via provvisoria ai sensi dell’art. 708, terzo comma, c.p.c., ha natura cautelare e tende ad assicurare i mezzi adeguati al necessario sostentamento del beneficiario fino all’eventuale esclusione, od al suo affievolimento in un diritto meramente alimentare, che può derivare solo dal giudicato, onde gli effetti della decisione che esclude il diritto del coniuge al mantenimento, oppure ne riduce la misura, non possono comportare (anche in relazione al dettato dell’art. 189 disp. att. c.p.c., che, nel disporre che il provvedimento presidenziale conserva efficacia pure nel caso di estinzione del processo, implicitamente stabilisce che questa possa essere modificata solo da un provvedimento di carattere sostanziale e definitivo) la ripetibilità delle (maggiori) somme, a quel titolo, sino a quel momento corrispostegli, le quali si presumono consumate per far fronte alle riferite necessità di sostentamento, a meno che non vengano dimostrati gli estremi dell’eventuale responsabilità processuale aggravata, ex art. 96 c.p.c., per avere il coniuge stesso “agito.in giudizio con mala fede o colpa grave”, ai sensi del primo comma, ovvero “eseguito (il) provvedimento cautelare.senza la normale prudenza”, ai sensi del secondo comma» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

«Il ricorso del coniuge, il quale lamenti il comportamento dell’altro in violazione dell’obbligo di fedeltà, alle prestazioni di privati investigatori così da acquisire la prova di tale comportamento, non è riconducibile, dal punto di vista della causalità efficiente, al fatto della relazione extraconiugale, onde non sono ripetibili, nei confronti dell’autore dell’illecito, per mancanza del necessario rapporto di causalità, le spese sopportate per siffatte investigazioni» (massima affidamentocondiviso.it) (2)

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(1) Nell’applicare il riferito principio di diritto, la S.C. ha confermato la pronuncia impugnata che aveva rigettato la richiesta del marito di ripetizione delle somme versate nelle mani della moglie, a titolo di assegno di mantenimento, in ottemperanza ai provvedimenti provvisori ex art. 708 c.p.c., fino alla pronuncia di primo grado (dal giugno 1992 al febbraio 1999), che aveva revocato tale provvidenza economica. La Corte territoriale rilevava che le somme corrisposte alla moglie avevano natura sostanzialmente alimentare e cautelare, onde non ne era dovuta la restituzione, non risultando l’assegno di mantenimento suscettibile di essere travolto retroattivamente dal passaggio in giudicato della sentenza di separazione e non sussistendo, altresì, i presupposti per la condanna della moglie a titolo di responsabilità per lite temeraria. La Suprema Corte riteneva del tutto corrette le argomentazioni addotte dal giudice di merito, secondo cui, per un verso, «al momento della proposizione delle domande giudiziali (1992) la S. non lavorava, ed iniziò a lavorare nel giugno 1996», onde la condivisibile conclusione che, quando la predetta «nell’atto introduttivo e poi in sede di interrogatorio formale (1994) aveva negato di avere redditi da lavoro, aveva detto il vero». Per altro verso, l’ulteriore affermazione del medesimo Giudice in ragione della quale «la circostanza consistente nel non aver riferito in corso di causa il fatto nuovo sopravvenuto, e cioè di aver iniziato una attività lavorativa, attiene al comportamento processuale, liberamente valutabile dal giudice, anche ai fini del regolamento delle spese», da un lato non contraddiceva al disposto del primo comma dell’art. 96 c.p.c., che riconosce la sussistenza della responsabilità in parola nel caso in cui la parte soccombente «ha agito.in giudizio con mala fede o colpa grave» (che è cosa evidentemente diversa dal «non aver poi riferito in corso di causa il fatto nuovo sopravvenuto.»), mentre, dall’altro lato, non è stata specificamente denunziata nel senso di prospettarne analiticamente, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso, l’intervenuta esecuzione forzata, pur dopo il «giugno 1996», del provvedimento presidenziale che aveva attribuito alla moglie l’assegno di mantenimento in contestazione, così da consentire alla Corte Suprema di Cassazione di censurare la sentenza impugnata sotto la specie di cui al secondo comma del già richiamato art. 96 c.p.c..

In giurisprudenza, cfr. Cass. 9 settembre 2002, n. 13060, in Giur. it., 2003, c. 1794, «Allorquando l’assegno di divorzio, attribuito allo scopo di evitare l’apprezzabile deterioramento delle precedenti condizioni di vita del coniuge richiedente, pur essendo di natura eminentemente assistenziale, sia destinato – nei fatti – a soddisfare, per la sua non elevata entità, mere esigenze di carattere alimentare, esso non si differenzia dall’assegno di mantenimento corrisposto in sede di separazione, con la conseguenza che le somme corrisposte a tale titolo, nel caso in cui venga meno il diritto all’assegno o se ne riduca l’entità, non sono suscettibili di ripetizione». Cass. 5 ottobre 1999, n. 11029, in Giust. civ., 1999, I, c. 2928, «Nel procedimento di separazione personale dei coniugi, il provvedimento presidenziale di fissazione di un assegno di mantenimento, emesso in via provvisoria ai sensi dell’art. 708 c.p.c., ha natura cautelare e tende ad assicurare il diritto al mantenimento del coniuge fino all’eventuale esclusione o al suo affievolimento in un diritto meramente alimentare, che può derivare solo dal giudicato: conseguentemente, gli effetti della decisione che esclude il diritto del coniuge al mantenimento ovvero ne riduce la misura non possono comportare la ripetibilità delle somme – o maggiori somme – a quel titolo corrispostegli, sino al formarsi del giudicato, anche in relazione alla norma dell’art. 189 disp. att. c.p.c., la quale, nel disporre che il provvedimento presidenziale conserva i suoi effetti pure nel caso di estinzione del processo, implicitamente stabilisce che questi possono essere modificati solo da un provvedimento di carattere sostanziale e definitivo; tuttavia, l’esclusione o la diminuzione dell’assegno per effetto del giudicato, se determina l’irripetibilità delle somme già versate, non comporta l’ultrattività del provvedimento temporaneo, sì da legittimare l’esecuzione coattiva per la parte di assegno non pagato, non potendosi agire in executivis sulla base di un presupposto divenuto insussistente». Cass. 23 aprile 1998, n. 4198, in Foro it., Rep. 1998, voce Separazione di coniugi, n. 92, «In tema di assegno di mantenimento nella separazione personale dei coniugi, le eventuali maggiori somme percepite dal coniuge, in virtù di provvedimenti provvisori, non sono ripetibili, considerato che l’assegno provvisorio è ontologicamente destinato ad assicurare i mezzi adeguati al sostentamento del beneficiario, il quale non è tenuto ad accantonarne una parte in previsione dell’eventuale riduzione». Cass. 12 aprile 1994, n. 3415, in Giust. civ., 1994, I, c. 2865, «Nel procedimento di separazione personale dei coniugi, il provvedimento presidenziale di fissazione di un assegno di mantenimento, emesso in via provvisoria ai sensi dell’art. 708 c.p.c., ha natura cautelare e tende ad assicurare il diritto al mantenimento del coniuge fino all’eventuale esclusione o al suo affievolimento in un diritto meramente alimentare, che può derivare solo dal giudicato; pertanto, gli effetti della decisione che esclude il diritto del coniuge al mantenimento ovvero ne riduce la misura non possono comportare la ripetibilità delle (maggiori) somme a quel titolo fino a quel momento corrispostegli, anche in relazione alla norma dell’art. 189 disp. att. c.p.c., che, nel disporre che il provvedimento presidenziale conserva i suoi effetti pure nel caso di estinzione del processo, implicitamente stabilisce che questi possono essere modificati solo da un provvedimento di carattere sostanziale e definitivo». Cass. 18 settembre 1991, n. 9728, in Foro it., Rep. 1991, voce Separazione di coniugi , n. 48, «Nel procedimento di separazione personale dei coniugi, il provvedimento presidenziale di fissazione di un assegno di mantenimento, emesso in via provvisoria ai sensi dell’art. 708 c.p.c., ha natura cautelare e tende ad assicurare il diritto al mantenimento del coniuge fino all’eventuale esclusione od al suo affievolimento in un diritto meramente alimentare, che può derivare solo dal giudicato; pertanto, gli effetti della decisione che esclude il diritto del coniuge al mantenimento ovvero ne riduce la misura non possono comportare la ripetibilità delle (maggiori) somme a quel titolo sino a quel momento corrispostegli, le quali si presumono consumate per il suo sostentamento, a meno che non vengano dimostrati gli estremi dell’eventuale responsabilità, ex art. 96, 2º comma, c.p.c., per avere il coniuge richiesto il suddetto provvedimento cautelare in eccedenza alle sue esigenze». Cass. 10 maggio 1984, n. 2864, in Foro it., Rep. 1984, voce Separazione di coniugi, n. 47, «Il provvedimento presidenziale di fissazione di un assegno di mantenimento, emesso in via provvisoria a norma dell’art. 708 c.p.c., ha carattere cautelare, in quanto mira ad assicurare il necessario sostentamento al beneficiario fino alla pronuncia definitiva; pertanto, gli effetti del provvedimento stesso non sono suscettibili di essere travolti, retroattivamente, dal passaggio in giudicato della sentenza di separazione, con la conseguenza che non è dovuta la restituzione delle somme che il beneficiario abbia riscosso a titolo di assegno provvisorio di mantenimento in pendenza di giudizio, salva una eventuale responsabilità aggravata del beneficiario ex art. 96 c.p.c. per avere agito senza la normale prudenza nel chiedere il provvedimento cautelare».

(1) Nella specie, la S.C., in applicazione del riferito principio di diritto, disattendeva la censura del marito, il quale lamentava violazione dell’art. 2043 c.c., in relazione all’art. 143 c.c., deducendo che, poiché il comportamento tenuto dalla moglie in violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale costituiva illecito del quale doveva essere data prova in giudizio, l’esborso da lui sostenuto, per il compenso all’investigatore privato che indagasse sulll’infedeltà della moglie, rappresentava un danno da risarcire.

In giurisprudenza, cfr. Cass. 24 febbraio 1975, n. 683, ined.

~ di linvestigativa on 22 Luglio 2008.

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